La
Storia
La storia alpinistica del Catinaccio e dei suoi
rifugi comincia nel 1874 con la prima ascensione alla vetta prestigiosa
dell’omonima montagna compiuta dagli inglesi salendo dalla
Val di Fassa; nel 1878 il sudtirolese Johann Santner scoprì
l’acceso al “Gartl” lungo la gola ora percorsa
dalla ferrata che ora ha preso il suo nome.
Nell’estate del 1900 la sezione Rheinland del Deutscher
und Österreichischer Alpenverein eresse ai piedi delle rocce
la Kölnerhütte sul versante ovest e la Vajolethütte
sul versante est. Nel 1910 si cominciò così ad attrezzare
con pioli di ferro e funi metalliche la gola del passo Santner
per facilitare l’accesso alla conca del Vajolet, ove il
fassano Marino Pederiva eresse nel 1929 una capanna in legno.
La celebre guida alpina di Pera di Fassa Tita Piaz acquistò
poi quel primo ricovero e nel 1933 costruì la Gartlhütte
o Rifugio re Alberto 1° in omaggio al celebre re belga che
compiva le sue scalate dolomitiche al fianco del “diavolo
delle Dolomiti”.
Il rifugio venne poi ampliato in seguito un paio di volte a formare
il rifugio attuale.
Il
“diavolo delle Dolomiti”
Il
13 ottobre 1879 nasce a Pera di Fassa Tita Piaz, in una casetta
situata proprio all’imbocco della Valle del Vajolet. Per
tutta la sua giovinezza, Piaz vede emergere intorno a sé
personalità intrepide che con le loro imprese fecero compiere
enormi passi in avanti all’alpinismo dolomitico. Fra questi
il gesto più ardito fu compiuto da Georg Winkler che nel
1887 salì per primo la “più piccola”
delle torri del Vajolet.
L’alpinismo fassano arriva a livelli di prestigio con guide
alpine come Luigi Bernard, Luigi Rizzi e proprio con Tita Piaz
che sale a sua volta sulla torre Winkler riservata fino a quel
momento solo alle guide più famose. Tutta la sua vita alpinistica
ruoterà intorno a questa torre e ad un’altra impresa
compiuta dal ventenne Tita nel 1900: sale in solitaria la fessura
nord-est della Punta Emma. Preuss definì questa scalata
“un’impresa unica nel suo genere in relazione ai tempi”
e con Dulfer vollero ripeterla due volte ciascuno, tanto ne erano
entusiasti!
Piaz aprì un cinquantina di vie nuove. All’inizio
della sua attività alpinistica, nel 1899, sale 8 cime in
7 ore di cui due nuove; partendo dalla est del Catinaccio, termina
sulla torre Delago ed espone le sue sbrindellate scarpette nella
sala del rifugio Vajolet, forse pensando ad un futuro museo alpinistico.
Il concatenamento che anticipa di gran lunga i tempi e gli alpinisti
attuali almeno nella concezione, avviene quando sale il Campanile
Basso al mattino e la Winkler al pomeriggio con un trasferimento
rapido in motocicletta.
A lui sono inoltre da ricondurre la “scalata più
difficile delle Alpi” al Campanile Toro nel 1906, la “scalata
più celebrata” alla torre ovest del Totenkirchl nel
1908, l’”arrampicata più pericolosa”
allo spigolo nord-est dello Schenon nel 1926. Di qui il soprannome
di “diavolo delle dolomiti”!
Nel 1932, assieme a Virginio Dezulian aprì sul pilastro
sud del Sass Pordoi la “via Maria”, un quarto grado
ancora oggi frequentato da alpinisti di tutto il mondo.
Le imprese di Tita Piaz rientrno in un alpinismo moderno, consapevole,
che sa farsi da padrone delle montagne che gli appartengono e
che sono la terra natia nel quale si trovano tutti gli amori e
le passioni.
Dopo una vita trascorsa a scalare le vette più difficili
e pericolose, con ascese anche notturne, Tita Piaz muore nel 1948
in un incidente di bicicletta a pochi metri da casa sua.
 |
 |
La
leggenda di Re Laurino
Una
delle più suggestive leggende delle Dolomiti, spiega perchè
queste montagne, al tramonto si tingono di rosa.
Secondo questa leggenda, sul Catinaccio, laddove oggi si intravede
fino a primavera inoltrata una grande chiazza di neve racchiusa
in una sorta di catino, si adagiava una volta il giardino di rose
di Re Laurino. Ecco perchè in tedesco il Catinaccio si
chiama Rosengarten, cioè Giardino delle Rose appunto. Re
Laurino regnava su un popolo di nani che scavava nelle viscere
della montagna alla ricerca di cristalli, argento ed oro e possedeva
altresì due armi magiche: una cintura che gli forniva una
forza pari a quella di 12 uomini ed una cappa che lo rendeva invisibile.
Un giorno il re dell'Adige decise di maritare la bellissima figlia
Similde e per questo motivo invitò tutti i nobili del circondario
ad una gita di maggio, tutti tranne Re Laurino. Questi decise
allora di partecipare comunque, ma come ospite invisibile.
Quando sul campo del torneo cavalleresco ebbe modo di vedere Similde,
colpito dalla sua stupenda figura, se ne innamorò all'istante,
la caricò in groppa al suo cavallo e fuggì a spron
battuto. I combattenti si lanciarono subito all'inseguimento per
riportare indietro Similde, schierandosi in breve davanti al Giardino
delle Rose. Re Laurino allora indossò la cintura, che gli
dava la forza di dodici uomini e si gettò nella lotta.
Quando si rese conto che nonostante tutto stava per soccombere,
indossò la cappa e si mise a saltellare qua e là
nel giardino, convinto di non essere visto. Ma i cavalieri riuscirono
ad individuarlo osservando il movimento delle rose sotto le quali
Laurino cercava di nascondersi. Lo afferrarono, tagliarono la
cintura magica e lo imprigionarono.
Laurino irritato per il destino avverso, si girò verso
il Rosengarten, che lo aveva tradito e gli lanciò una maledizione:
nè di giorno, nè di notte alcun occhio umano avrebbe
potuto più ammirarlo. Laurino però dimenticò
il tramonto e così da allora accade che il Catinaccio,
sia al tramonto sia all'alba, si colori come un giardino di ineguagliabile
bellezza.